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Documento aprile 2017

PREMESSA

La necessità di predisporre un piano di prevenzione del rischio sismico, per la messa in sicurezza del territorio e la tutela del patrimonio immobiliare, nel rispetto dell’identità architettonica e paesaggistica dei singoli luoghi, è da anni evidente.

L’Italia deve porre termine alla continua fase emergenziale per definire politiche di prevenzione del rischio sismico in una prospettiva di lungo periodo e di carattere strutturale. Una grande sfida alla quale il Governo ha voluto dare una dimensione nazionale con la messa a punto del progetto “Casa Italia”. E’ necessaria, quindi, un’azione forte e risolutiva per attivare un programma pluriennale di riduzione del rischio sismico, dotato di risorse certe e stabili che permetta di intervenire con gradualità sul costruito.

Il Governo ha puntato sulla  leva  delle  detrazioni  d’imposta  per  consentire  di realizzare gli interventi di riduzione del rischio sismico. Dalla Legge di Bilancio 2017 si evidenzia che il Governo ha concentrato la sua attenzione sulla prevenzione antisismica, aumentando  lo sconto fiscale (sismabonus) per chi realizza interventi di riduzione del rischio sismico. La legge introduce, infatti, una detrazione fiscale valida per gli interventi realizzati dal 1° gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2021, con tetto di spesa incentivabile a 96mila euro per unità immobiliare e rimborso in cinque anni.  L’incentivo cresce a seconda dei risultati raggiunti con l’intervento. E’, infatti, riconosciuto un bonus dal 70%  all’85%, in caso di miglioramento di una o due classi di rischio dell’edificio. Nelle spese incentivabili rientrano anche quelle per la classificazione e la verifica sismica, da effettuare secondo le linee guida varate a febbraio 2017   che forniscono la metodologia per definire le classi di rischio sismico degli edifici esistenti, prima e dopo gli eventuali interventi antisismici. La detrazione, inoltre,  risulta estesa  anche  alle  abitazioni diverse dalla “prima casa” ,ed agli immobili a destinazione produttiva. E’ prevista la possibilità di cedere la detrazione alle imprese esecutrici o a soggetti terzi, con l’esclusione degli istituti di credito e degli intermediari finanziari. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia  delle Entrate sono state poi  stabilite le modalità attuative della cessione del credito. Occorre, però, tener presente che la  cessione  del  credito  d’imposta  alle  imprese  esecutrici  degli interventi  potrebbe incidere  sulla  liquidità  delle  stesse peggiorando la loro situazione finanziaria, già messa a dura prova da anni di crisi economica.

L’agevolazione  fiscale  da  sola ,  inoltre,  non  appare  sufficiente.  Pertanto – come più avanti indicato in dettaglio –   è necessario  prevedere  contributi  aggiuntivi  a fondo  perduto,  erogati dalle Regioni,  per  ridurre  l’impatto  economico  degli  interventi  sulle famiglie e stimolarle a realizzare i lavori.

LA PROPOSTA DI “AEDIS –  EDIFICI SICURI” PER DIFFONDERE GLI INTERVENTI AGEVOLATI DI RIQUALIFICAZIONE ANTISISMICA

Gli interventi di riqualificazione edilizia con funzione anche antisismica sono, quindi, oramai auspicati da quasi tutte le parti  politiche, accademiche, professionali ed imprenditoriali.

La loro materiale diffusione sul territorio nazionale –  a partire da quello più soggetto a calamità naturali – si scontra però con le difficoltà economiche delle famiglie, nonostante appunto le recenti disposizioni sulla detrazione fiscale  ( “sisma-bonus” ecc. contenute nella finanziaria 2017 art. 16).

Infatti il costo della riqualificazione edilizia in funzione anche antisismica è di circa 4 – 5 volte superiore a quello sopportato dalle famiglie che hanno eseguito  lavori di riqualificazione  delle loro case negli ultimi 10-20 anni utilizzando gli incentivi economici della detrazione fiscale  ( dal 36 al 50 % circa).

Anche nel caso del progetto Sirena a Napoli il costo medio/famiglia (assistito comunque da un contributo a fondo perduto di circa un terzo del costo di intervento)  per recuperare facciae e parti comuni non  superava in media i    5 – 10.000 euro con un max di 20.000 circa.

Con la riqualificazione strutturale ( ed anche energetica se si vuole sfruttare l’occasione del cantiere in corso ed ulteriori provvidenze) si arriva invece a costi che vanno da circa 50.000 euro ad anche il doppio. E questo senza i costi di un eventuale temporale trasferimento nel caso di lavori anche all’interno dei singoli appartamenti.

E’ evidente che più della maggioranza delle famiglie, in particolare nel Sud – considerato il reddito medio annuo –  non ha la capacità reddituale e fiscale per utilizzare efficacemente la leva della detrazione. Occorrono quindi altri sistemi per la provvista finanziaria, oltre alla detrazione ed ai finanziamenti propri (risparmi o indebitamento) delle famiglie. Questo ulteriore strumento non può che essere individuato in un contributo a fondo perduto di provenienza regionale e/o statale che copra le restanti esigenze finanziarie per realizzare i lavori di riqualificazione con funzione antisismica degli edifici (in grande maggioranza condomìni) italiani, all’interno di piani nazionali e locali da graduare per pericolosità delle aree e condizioni di degrado ovvero di rilevanza storico artistica ed ambientale.

IL MODELLO DI PROVVEDIMENTI INTEGRATIVI AL “SISMABONUS”  IPOTIZZATO DA AEDIS –  EDIFICI SICURI

  1. Si ipotizza quindi un programma nazionale (e locale) che preveda un sistema di finanziamenti diversificati per edifici e per singoli proprietari, basato sulla ripartizione dei contributi in relazione al reddito delle famiglie,  alla complicazione dell’intervento edilizio ed alla classificazione sismica (ed anche energetica) degli immobili.  Sulla base di questi parametri variera’ il peso  percentuale delle componenti della provvista finanziaria:
    1. detrazione fiscale
    2. ulteriore contributo a fondo perduto
    3. mezzi propri.
  2. Inoltre, consideando in particolare la composizione percentuale della classi di reddito nelle regioni più interessate dai fenomeni sismici, sarà inoltre necessario individuare nuove forme di prestito alle famiglie per reperire la provvista finanziaria totale (si rammenti che, sia nel caso della detrazione, che di un contributo a fondo perduto il beneficio sarà distribuito nel tempo e che, almeno per il primi due anni del procedimento (che si immagina di durata totale 5 anni), il cittadino/proprietario dovrà in gran parte pagare lui stesso con propri fondi il costo dei lavori e delle spese tecnico-amministrative).

Si immagina comunque che questo prestito per gli incapienti possa essere ulteriormente “protetto” da forme quali l’istituzione di un Fondo di Garanzia, da finanziare ad es. con una piccola parte dei fondi pubblici messi a disposizione, e che – variando le disposizioni attuali –  la detrazione e l’eventuale ulteriore contributo possano essere ceduti agli istituti di credito, oltre che alle imprese ed altri soggetti. Attraverso queste garanzie per il prestito (e soprattutto per l’istituto di credito) si potranno individuare quindi quelle forme innovative di finanziamento alle famiglie che finora sono scarsamente attuate e viste con “diffidenza” dal ceto bancario, e si potrà in molti casi non utilizzare lo strumento del mutuo che dissuade molti proprietari.

Senza l’insieme di questi ulteriori provvedimenti su descritti, non si ritiene che il “sismabonus” possa avere grande diffusione, se non nelle classi di reddito dai 60,000 € annui in su.

Pertanto alla leva fiscale vanno –  a parere di questa Associazione –  aggiunti ulteriori incentivi economici e creditizi (ed un programma nazionale quadro,  con articolazioni regionali), di cui occorre definire le modalità attuative, che si ipotizzano  qui di seguito in linea di massima:

   1) Introdurre, accanto alla possibilità della detrazione fiscale, la concessione di contributo a fondo perduto di provenienza regionale e/o statale che copra – in entità variabile – le restanti esigenze finanziarie non coperte dalla detrazione e/o da mezzi propri.

   2) Nuove forme di prestito che rendano possibile alle famiglie  reperire la necessaria provvista finanziaria, totale o parziale, nelle more degli effetti sostanziali delle agevolazioni fiscali o contributive. A tale proposito quota parte del contributo a fondo perduto potrebbe essere concessa, alle famiglie più in difficoltà, sotto forma di contribuzione in conto di interessi.

   2.B) Istituzione di un Fondo di Garanzia, da finanziare ad es. con una piccola parte dei fondi pubblici messi a disposizione, a protezione dei prestiti per le fasce medio absse

   2.C) Possibilità di cedere la  detrazione e l’eventuale ulteriore contributo agli istituti di credito, oltre che alle imprese ed altri soggetti, a modifica delle attuali disposizioni. Quest’ultima opzione non è attualmente prevista dalla legge (sembra a causa di  un parere nettamente contrario della ragioneria generale dello Stato ) ma è stata da più parti auspicata.

   3) Inserimento delle agevolazioni dei punti 1) e 2) all’interno di un sistema di regole racchiuse in un “PROGRAMMA NAZIONALE QUADRO E PROGRAMMI LOCALI DI RIQUALIFICAZIONE URBANA” integrativi al sismabonus ed all’ecobonus”. Le caratteristiche di questo programma – come anche in parte anticipato dai lavori di Casa Italia- potrebbero essere:

  • individuazione del governo centrale: delle aree di intervento prioritario,  dei relativi fabbisogni finanziari e delle regole base per interventi coordinati e contestuali di riqualificazioine edilizia, strutturale ed energetica ;
  • coordinamento  e gestione degli   interventi  sul  territorio da parte di regioni e comuni;
  • processo  edilizio   tutto  attuato   da privati ,  ma  coordinato  e monitorato quindi dai soggetti pubblici finanziatori e gestori;
  • controllo attivo e   coordinato  dei  livelli di sicurezza  e legalita’ dei cantieri effettuato dai soggetti preposti (Comuni, ASL, Ispettorato lavoro ecc., con la collaborazione attiva degli esecutori(condomini, imprese, tecnici responsabili), anche in funzione di emersione del lavoro nero.

GLI OBIETTIVI SOPRA EVIDENZIATI NON SONO, OVVIAMENTE, FACILMENTE ATTUABILI, MA SI RITIENE CHE SOLO A QUESTE CONDIZIONI SI POTRÀ DARE LUOGO NEI PROSSIMI DECENNI AD UN PROGRAMMA DI RIQUALIFICAZIONE DIFFUSA REALMENTE REALIZZABILE PER LE FAMIGLIE CHE VOGLIONO (O  DEVONO) EFFETTUARE I LAVORI DI RECUPERO, ANCHE ANTISISMICO, DELLE PROPRIE ABITAZIONI.

Napoli, 12/4/2017  (aggto. 14/9/2017)


a cura di arch. Bernardino Stangherlin presidente  Ass.ne EDIFICI SICURI Napoli

la presente nota è stata elaborata a seguito di seminari e incontri (svolti a Napoli 2016-2017 a cura di questa Associazione) tra diversi soggetti ed Enti interessati alla riqualificazione edilizia, strutturale ed energetica del patrimonio edilizio privato cittadino e nazionale, che qui espressamente si ringraziano.